Il fermodellismo (o anche modellismo ferroviario) è quella branca del modellismo che si occupa della riproduzione in scala di diorami ferroviari, linee ferroviarie, rotabili e quant’altro abbia attinenza con essi.


Da puro giocattolo a raffinato modello per modellisti 

Nel corso dei decenni si è assistito ad una graduale trasformazione del ”trenino elettrico” con il quale generazioni di bambini hanno giocato fino ad oggi (vedasi anche i trenini elettrici Lego e o di altri produttori), a modelli sempre più dettagliati e raffinati destinati a collezionisti e fermodellisti.

I fermodellisti (o modellisti ferroviari) a loro volta si dividono fondamentalmente in 3 settori: i dioramisti, i plasticisti, i vetrinisti o collezionisti.

I dioramisti, come si capisce bene già dal nome, sono specializzati in diorami che sono rappresentazioni “statiche” di scenari reali o di fantasia con dimensioni bene definite e contenute; solitamente vengono stabilite in base alla rappresentazione che si intende realizzare.

I plasticisti, come anche per loro si capisce bene già dal nome, sono specializzati in plastici ovvero lo stadio successivo, maggiormente completo dei diorami. A differenza dei diorami i plastici sono rappresentazioni “dinamiche” di scenari reali o di fantasia, con molte più variabili in gioco su cui cimentarsi, hanno dimensioni molto molto maggiori che solitamente vanno in relazione allo spazio o ai locali che si ha disposizione. 

I vetrinisti, o collezionisti, solitamente non effettuano nessuna delle due attività sopra descritte, ma si limitano solamente a collezionare e mettere in vetrina i modelli da loro posseduti, normalmente tale materiale collezionato viene detto “mai circolato”, tale materiale a volte anche molto raro e di grande valore è solitamente molto bramato da plasticisti e dioramisti.


Il plastico

Nel plastico, il fermodellista può occuparsi di diversi aspetti:

  • Progettazione e realizzazione degli elementi scenografici del plastico (stazioni, case, alberi, impianti, ecc.)
  • Costruzione di un “tracciato” rotabile
  • Collezione di miniature di materiale rotabile
  • Realizzazione dell’elettronica di controllo (Analogica o Digitale)
  • Conduzione dei modelli sul tracciato

Cercando in ogni caso di riprodurre il più fedelmente possibile i dettagli di località, tracciati, e materiale rotabili fino a spingersi ad inserire, tabelloni orari con numerazioni ed avvisi acustici dei treni in transito.

Nel modellismo ferroviario la scala indica lo standard con cui i diversi fabbricanti di prodotti ad uso modellistico creano le riproduzioni rispetto al vero.

 

Le scale normate più diffuse in Europa sono le seguenti:

Dimensione Scala  Traccia  Designazione  Scartamento  Diffusione
Scala 2 o II
(detta: “Due”)
1:22,5 II
IIm
IIe
IIi
Normale
Metrico
Ridotto
Industriale
64 mm
45 mm
32 mm
22,5 mm
IIm è una designazione comune per plastici, che per questo è indicato con dimensione nominale Scala G. Altre designazioni sono rare
Scala 1 o I
(detta: “Uno”)
1:32 I
Im 
Ie
Ii
Normale
Metrico
Ridotto
Industriale
45 mm
32 mm
22,5 mm
16,5 mm
Produzioni serie di grosse dimensioni.
Scala 0
(detta: “Zero”)
1:48,
1:45,
1:43,5
0
0m
0e
0i
Normale
Metrico
Ridotto
Industriale
32 mm
22,5 mm
16,5 mm
12 mm
Oggi in Europa, è usata principalmente nei club. In Nordamerica esiste la Scala 0 ma non è ancora molto diffusa.
Durante la Seconda guerra mondiale fu diffusa come H0.
Scala S o Scala H1
(detta: “H-uno”)
1:64 S
Sm
Se
Si
Normale
Metrico
Ridotto
Industriale
22,5 mm
16,5 mm
12 mm
9 mm
Diffusa dagli anni ’50 agli ’80 in Europa. In nordamerica ha ancora una parte piccola di mercato.
Scala H0
(detta: “H-zero”)
1:87 H0
H0m
H0e
H0i
Normale
Metrico
Ridotto
Industriale
16,5 mm
12 mm
9 mm
6,5 mm
In Europa, anche Gran Bretagna ampiamente utilizzato come la Scala 00. Compreso il Nord america.
Scala TT (“TableTop”) 1:120 TT
TTm
TTe
TTi
Normale
Metrico
Ridotto
Industriale
12 mm
9 mm
6,5 mm
4,5 mm
Diffusa in Europa dell’est e nella ex-Germania dell’est. In Europa dell’ovest, Nordamerica e Giappone è rara.
Scala N 1:160 N
Nm
Ne
Normale
Metrico
Ridotto
9 mm
6,5 mm
4,5 mm
In Europa, Giappone e Nordamerica.
Scala Z 1:220 Z
Zm
Normale
Metrico
6,5 mm
4,5 mm
In Europa dell’ovest, Giappone e Nordamerica.

 


Oltre alle scale normate presenti e diffuse in europa ve ne sono altre che illustriamo nella tabella sottostante

Sigla Scala Scartamento

modellistico

Scartamento

reale

5 1:8 184 1435
4 1:11 127 1435
3 1:16 90 1435
2 1:22.5 64 1435
2m 1:22.5 45 1000
2e 1:22.5 32 750
2f 675 1:22.5 30 675
2f 600 1:22.5 26.7 600
2f 500 1:22.5 22.2 500
1 1:32 45 1435
1m 1:32 32 1000
1e 1:32 22.5 750
0 1:45 32 1435
0m 1:45 22.5 750
0e 1:45 16.5 750
0f 1:45 13.3 600
0i 1:45 12 600
S 1:64 22.5 1435
00 1:76 16.5 1435
H0 1:87 16.5 1435
H0m 1:87 12 1000
H0n3 1:87 10.5 914
H0e 1:87 9 780
H0n2 1:87 7 600
H0f 1:87 6.5 600
TT 1:120 12 1435
TTm 1:120 9 1000
TTf 1:120 5 600
N 1:160 9 1435
Nm 1:160 6.5 1000
Nf 1:160 3.75 600
Z 1:220 6.5 1435
Zm 1:220 4.5 1000
Zf 1:220 2.7 600
Hz 1:440 3.3 1435
Wz 1:900 1.6 1435

Note:
– le misure nelle colonne 3 e 4 sono espresse in mm
– la scala 2m a volte è classificata G

Fonte:

2a tabella-> modellismoferroviario.it


Le scale maggiormente diffuse nel fermodellismo sono in genere: H0 e N

La scelta della scala è la prima scelta da effettuare per la costruzione di un diorama o plastico, viene generalmente effettuata in base allo spazio disponibile.

La scala 1 e la scala 0 sono generalmente utilizzate nelle realizzazioni di tracciati di  parchi o giardini.

La scala IIm (o LGB, dal nome del principale produttore) con il rapporto di 1:22,5,  risulta idonea anche essa alla costruzione di tracciati anche all’aperto; lo scartamento è uguale a quello della scala 1 (ovvero 45 mm).

Per la Scala G il discorso è più complesso, perché non è una scala vera e propria ma identifica tutti i treni che circolano su binario con scartamento di 45 mm anche all’aperto.

In esse il rapporto di riduzione va da 1:13 a 1:32 a seconda che si riproduca una ferrovia con scartamento da 600 mm o a scartamento ordinario.

La scala G è un’estensione della scala creata da LGB (noto produttore del settore) nata con lo scopo di espandere le possibilità delle ferrovie da giardino.

La Scala TT è di introduzione statunitense risale agli anni 30, questa scala con rapporto di 1:120 ha la caratteristica di essere buon compromesso tra spazio necessario alla realizzazione e qualità del dettaglio dei rotabili e delle ambientazioni riproducibili con essa. 

La sigla TT deriva infatti da “Table Top”, nacque inizialmente come la scala che poteva permettere di realizzare un circuito completo e fruibile sul tavolo di cucina della propria abitazione.


Le normative odierne per la riproduzione in scala di materiale fermodellistico sono emanate da

  • Normen Europäischer Modelleisenbahnen (NEM)
  • European association of Modelrailroader and Railroad Friends (MOROP)
  • Federazione Italiana Modellisti Ferroviari ed Amatori di Ferrovia (FIMF)
  • Fédération Française de Modélisme Ferroviaire (FFMF)
  • Federació Catalana d’Amics del Ferrocarril (FCAF)
  • British Railway Modeling Standards Bureau (BRMSB)
  • National Model Railroad Association (NMRA)

I modelli in scala di locomotive, carrozze passeggeri o carri merci possono avere varia origine, autocostruzione, produzione artigianale, produzione industriale, ma sempre a patto di rispettare le scale, e normative unificate per la costruzione degli stessi.

Autocostruzione

Un certo numero di appassionati costruisce da sé i propri modelli ferroviari in scala utilizzando in genere lamierini di ottone lavorati o fotoincisi.

Più recentemente si è diffuso l’uso di fogli di materiale plastico tagliati e incollati secondo l’esigenza, anche se il materiale prevalentemente utilizzato è l’ottone in fogli, tubetti e profilati con sezioni e spessori sottili; per l’esecuzione di particolari minimi e dettagli si ricorre spesso alla fotoincisione chimica.

Un settore minore del autocostruzione è quello che si dedica al montaggio di scatole o kit di montaggio prodotti dall’industria del settore.


Produzione Artigianale

Soprattutto in epoca recente in Italia si è assistito allo sviluppo di un consistente numero di costruttori di modelli ferroviari a livello artigianale.

I modelli, spesso di grande pregio, colmano alcune lacune di produzione industriale e a volte vengono prodotti in serie limitate e numerate per collezionisti.

Ultimamente si stanno diffondendo in America dei modelli in scala 1:2 con scartamento reale.

Questi modelli sono soprattutto usati come modelli “da giardino” per chi ha una casa molto grande con giardino esterno.


Produzione Industriale

Sono numerose nel mondo le case produttrici di modellismo ferroviario, soprattutto in Europa occidentale, Stati Uniti, Giappone e Cina

Alcune sono molto note come Piko, Märklin, Trix, Fleischmann, Roco, Hornby Int. (Rivarossi, Lima, Harnold, Jouef), Lilliput, Mehano, kato ecc, ecc e altre meno come, Hag, Rokuhan, Cstrain, NMJ, NME, Tomix, ecc ecc.

La maggior parte dei produttori si concentra sulla produzione in scala H0, di questi solo alcuni producono anche scala N, TT e 0, la scala Z è prodotta quasi esclusivamente da Märklin.

Il settore negli ultimi anni ha subito una forte contrazione, anche se ora faticosamente sta riprendendo gradualmente quota.

In europa alcuni produttori famosi hanno avuto problemi, alcuni esempi: Märklin nel 2008 finì in amministrazione controllata, Bachmann (casa Statunitense) scelse di battere nuove strade dedicando parte della sua produzione a modelli cinesi, Klein Modellbhan (casa Autsriaca) molto rinomata all’epoca cessò la produzione nel 2010.

In italia Rivarossi e Lima aziende leader del settore che in passato hanno goduto di molto pregio e fama a livello internazionale, a seguito di difficoltà economiche hanno cessato la produzione ed i loro marchi sono stati acquisiti (assieme alla tedesca Arnold, alla francese Jouef e alla spagnola Electrotren) dal gruppo inglese Hornby che ha trasferito in Cina tutta la produzione modellistica.

Dopo l’acquisizione da parte di Hornby, la produzione di modelli italiani FS per Lima e Rivarossi è diminuito drasticamente, il che ha lasciato spazio a nuove realtà come ViTrains, ACME, LEmodels, Os.Kar, ATM ecc, che ad oggi sono presso che le uniche a produrre materiale FS.

Epoche

Per quello che riguarda le ferrovie, in Europa, sono state definite 6 epoche (indicate in numeri romani I,II,II,IV,V,VI), suddivise a loro volta in periodi (indicati con una lettera minuscola dell’alfabeto latino), nel quale collocare in maniera congrua modelli e infrastrutture, solo parzialmente corrispondenti tra le varie nazioni europee.

 

Epoca Periodo di riferimento Descrizione Note
I 1839 – 1922

Periodo “a” 1839 – 1865

Periodo “b” 1865 – 1885

Periodo “c” 1885 – 1905

Periodo “d” 1905 -1922 

 

 

dall’inizio del XIX secolo – al primo quinquennio degli anni venti del XX secolo. Rappresenta il periodo iniziale della storia delle ferrovie, con locomotive quasi esclusivamente a vapore e poca unificazione tra le diverse reti Scarsamente utilizzata e rappresentata in ambito modellistico.
II 1922 – 1949

Periodo “a” 1922 – 1931

Periodo “b” 1931 – 1943

Periodo “c” 1943 – 1949

 

 

dal secondo quinquennio degli anni Venti del XX secolo al primo quinquennio degli anni quaranta del XX secolo. È l’età d’oro del vapore, cominciano a comparire i mezzi elettrici e la segnaletica si trasforma da meccanica a luminosa ed elettromeccanica Frequentemente utilizzata e rappresentata in ambito modellistico.
III 1949 – 1968

Periodo “a” 1949 – 1956

Periodo “b” 1956 – 1968

 

dal secondo quinquennio degli anni Quaranta del XX secolo al primo quinquennio degli anni sessanta del XX secolo. Parziale scomparsa del vapore, predominio dei mezzi diesel, elettrici e degli elettrotreni Frequentemente utilizzata e rappresentata in ambito modellistico.
IV 1968 – 1989

Periodo “a” 1968 – 1980

Periodo “b” 1980 – 1989

dal secondo quinquennio degli anni Sessanta del XX secolo al primo quinquennio degli anni ottanta del XX secolo. Modernizzazione del parco macchine, unificazione internazionale delle segnaletiche e dei sistemi merci Frequentemente utilizzata e rappresentata in ambito modellistico.
V 1989 -2009

Periodo “a” 1989 -2001

Periodo “b” 2001 – 2009

 

dal secondo quinquennio degli anni Ottanta del XX secolo al primo quinquennio degli anni duemila. Nascita e sviluppo dell’Alta Velocità, revisione stilistica dei mezzi e delle stazioni, separazione amministrativa delle società statali e loro conversione in società per azioni. Frequentemente utilizzata e rappresentata in ambito modellistico.
VI 2010 –    dal secondo quinquennio degli anni Duemila del XXI secolo ad oggi. Cominciano a circolare imprese di trasporto private in regime di concorrenza, sia in traffico internazionale che nazionale, con propri mezzi di trazione. Progressiva eliminazione di tutti i gruppi di locomotive elettriche reostatiche ancora in servizio. Frequentemente utilizzata e rappresentata in ambito modellistico.

 


 

Livree

Nel fermodellismo si sta assistendo sempre più non solo al perfetto rispetto della scala di riduzione e delle normative, ma anche all’uniformarsi di tutti gli altri aspetti, in primo luogo le livree, cioè la riproduzione dei colori e degli altri segni distintivi dei rotabili nelle varie epoche.

Nei “sistemi tradizionali” esistono solamente due diverse modalità di alimentazione e controllo: analogico e digitale.

L’alimentazione è a corrente continua, usualmente a 12 Volt, ciascuna rotaia è collegata ad un polo (positivo e negativo) dell’alimentatore.

L’alimentazione viene erogata da un trasformatore con annesso raddrizzatore, in alcuni casi nei set dedicati ai bambini viene erogata tramite pile (mini stilo o stilo)

Il controllo delle locomotive avviene modulando la tensione erogata dal trasformatore tramite un reostato.

In questo caso la corrente elettrica arriva al motore del modello generalmente tramite le ruote che poggiano sulle rotaie, o più raramente mediante altri dispositivi striscianti.

Nelle realizzazioni più complesse e realistiche uno dei due poli può essere trasmesso al motore attraverso la linea di alimentazione aerea tramite il pantografo installato sui modelli riproducenti locomotive elettriche o elettrotreni (in modo analogo ai treni veri).

A partire dagli anni ’80 ha iniziato a diffondersi il controllo digitale, più flessibile ma costoso.

Al posto dei complessi cablaggi necessari per sezionare elettricamente il tracciato per permettere la circolazione simultanea di più convogli, è sufficiente un unico circuito elettrico in corrente alternata portante (tipicamente a 20 Volt) che viene modulata da una o più centraline elettroniche digitali (a seconda dell’estensione del tracciato).

I decoder installati all’interno delle locomotive rispondono ad un sistema di indirizzi precedentemente configurati su un binario separato detto di programmazione.

I decoder sono in grado di trasmettere al motore del modello la corrente raddrizzata e con la tensione desiderata, possono controllare sistemi accessori quali luci, dispositivi sonori ecc.

Lo stesso circuito, tramite opportuni decoder, può controllare scambi e altri dispositivi elettromagnetici, come gli sganciavagoni.

Gli standard utilizzati nel controllo e gestione dei sistemi digitali non sono tutti uguali, quelli maggiormente diffusi in europa sono:

Lo standard MOROP che è maggiormente diffuso in europa e in special modo in italia

Lo standard FREMO che è meno diffuso, più complesso, ed adotta un sistema “chiuso” con componenti progettati ad hoc che non lo rendono compatibile con altri standard o sistemi digitali.

Il sistema Märklin è un sistema “chiuso” conosciuto in passato come “3 rotaie”, la principale e fondamentale differenza tra i sistemi tradizionali è nei sistemi e di controllo e gestione, totalmente differenti ed incompatibili con i sistemi tradizionali standard in quanto alimentati in corrente alternata.

Sistema Analogico

Consiste in un trasformatore dotato di una manopola; ruotando la manopola viene variata la tensione inviata sulle rotaie (tra 4 e 16 volt circa), con conseguente variazione della velocità di marcia dei treni.

Come nel caso dei sistemi tradizionali, il trasformatore analogico può essere usato per comandare sia locomotive analogiche, sia locomotive digitali (mentre non è possibile il contrario: una locomotiva analogica NON può marciare su un plastico a comando digitale).

Sul trasformatore è poi presente un interruttore che consente l’inversione di marcia dei treni; a differenza dei sistemi analogici in corrente continua, dove l’inversione di marcia è ottenuta tramite inversione della polarità della corrente, nel sistema Märklin l’inversione di marcia è ottenuta all’interno di ciascuna locomotiva: premendo un apposito pulsante (o ruotando la manopola a sinistra oltre il fine-corsa), viene inviata sulle rotaie una sovratensione, che nelle locomotive analogiche fa scattare un relais interno alla locomotiva stessa, con conseguente inversione del senso di marcia; nelle locomotive digitali (che, si ripete, possono essere comandate anche da un sistema analogico), il decoder presente nella locomotiva rileva la sovratensione e inverte la marcia.

Il sistema analogico è il più semplice per comandare i treni, ma non è esente da complicazioni in caso di tracciati di una certa complessità; il principale svantaggio del sistema analogico è che un’azione sul trasformatore influenza tutti i treni presenti sul tracciato: in parole povere, girando il regolatore di velocità verso destra, tutti i treni accelerano; girandola verso sinistra, tutti i treni rallentano, e così via.

Per ovviare a questo problema, è possibile ricorrere ai cosiddetti sezionamenti del tracciato: i sezionamenti consistono nell’isolare elettricamente il tracciato in più sezioni, demandando il controllo di ciascuna sezione ad un diverso trasformatore; in questo modo, è possibile comandare indipendentemente più treni, sempre che si trovino in sezioni diverse. Oppure si può far uso (con i locomotori a pantografo) della linea aerea; con questo sistema si possono controllare in modo indipendente due macchine usando, con due trasformatori di alimentazione, rispettivamente:

  •  le due rotaie e la linea centrale a punti di contatto
  •  le due rotaie e la linea aerea.

Märklin Delta

Si tratta di un sistema digitale entry-level di controllo dei treni, nato come semplificazione del sistema Märklin Digital di cui oltre; con esso è possibile comandare, sullo stesso tracciato e senza ricorrere a sezionamenti, fino a 4 locomotive indipendentemente l’una dall’altra (il che significa, in pratica, che mentre una locomotiva avanza a una certa velocità, un’altra può indietreggiare, un’altra ancora avanzare a velocità diversa, una quarta stare ferma, ecc.), ciò è reso possibile dalla presenza, nelle locomotive, di decoder digitali che ricevono ed interpretano i comandi inviati sul binario dalla stazione di controllo Delta.

Una locomotiva Delta può essere comandata da un trasformatore analogico, da una centrale Delta, o anche dalle più moderne centrali della serie Marklin Digital (6021 ecc.) o Marklin Systems (Mobile Station o Central Station).


Märklin Digital

Sistema di controllo digitale dei treni, che consente la gestione di un più elevato numero di locomotive rispetto al Delta; consente, inoltre, di comandare in digitale anche deviatoi (cosiddetti scambi), semafori ed apparati elettromagnetici in genere, semplificando in tal modo il cablaggio del plastico.

Inizialmente per il controllo del materiale si avvaleva delle centrali 6021, 6036, 6040 e 6043 non più in produzione.

I successivi controller sono Mobile Station II e Central Station III e versioni successive che rappresentano l’ultima evoluzione dei sistemi di controllo digitale dei treni Märklin, questi controller sono compatibili con i precedenti sistemi digitali.

  • Mobile Station II: centralina di controllo economica di seconda generazione (01/2010), consente di gestire le locomotive fino ad un massimo di 10 e gli apparati elettromagnetici. Schermo in bianco e nero, multiprotocollo, il software si aggiorna automaticamente collegandola alla Central Station II.
  • Central Station II: centralina di controllo evoluta di seconda generazione (09/2008), schermo a colori, un maggior numero di funzioni ed una più facile interfacciabilità con i computer le caratteristiche principali, multiprotocollo (10/2009), gestione degli apparati elettromagnetici, del layout e delle locomotive con touch screen, il software si aggiorna automaticamente collegandola ad internet.
  • Central Station III: centralina di controllo di terza generazione (02/2016), schermo a colori maggiorato, un maggior numero di funzioni ed una più facile interfacciabilità con i computer, multiprotocollo (mfx,mfx+,DCC), gestione degli apparati elettromagnetici, del layout e delle locomotive con touch screen, il software si aggiorna automaticamente collegandola ad internet, amperaggio maggiorato, ovvero in grado di gestire impianti di maggiore dimensione.
  • Ora è possibile utilizzare una app sul iPad (Apple) per controllare il plastico tramite la Central Station 2/3 ed un collegamento Wi-Fi, la gestione degli impianti con controlli “senza fili” rappresenta un’ulteriore sviluppo.

Märklin Systems 

Per il controllo del materiale si avvale di due tipologie di centraline:

  • Mobile Station: centralina di controllo economica, consente di gestire le sole locomotive, fino ad un massimo di 10
  • Central Station: centralina di controllo evoluta, consente di gestire anche gli apparati elettromagnetici e gli itinerari; nella sua versione aggiornata (2007) è possibile anche interfacciarla con le centrali delle precedenti generazioni.

Non è più in produzione.