Due furono in Provincia di Modena le linee ferroviarie incompiute: 

La Ferrovia Marano – Vignola

nel 1910 il comune di Marano presentò alla Provincia di Modena la proposta di un tronco ferroviario  a scartamento ridotto che congiungesse il paese a Vignola; sottolineando per altro il vantaggio che ne sarebbe derivato agli abitanti del Frignano che da Pavullo volessero recarsi nel Bolognese.

L’amministrazione Provinciale espresse parere favorevole ed incaricò l’Ing. Tacchini di Elaborare il progetto, che venne presentato nel 1912.

La linea avrebbe avuto una lunghezza complessiva di 4.768 metri e la spesa, necessaria per le opere e per portare la strada ad una larghezza idonea al passaggio contemporaneo del treno e dei veicoli prevedendo anche la possibilità di trasformarla in futuro a scartamento normale, sarebbe stata di 540.000 Lire (poi elevata a 673.000 Lire)

Il costo non era eccessivo perché la linea non avrebbe dovuto attraversare grandi corsi d’acqua  o profondi avvallamenti.

Al finanziamento dell’ opera avrebbero contribuito i comuni di Marano, Modena , Vignola, Pavullo e Spilamberto.

Nel 1914 dopo un sopralluogo al tracciato, anche l’ufficio Speciale delle Ferrovie di Bologna espresse parere favorevole, ma poi sopraggiunse la guerra e il progetto rimase sospeso.

Nel autunno del 1918, le autorità militari decisero di costruire tra Vignola e Marano una ferrovia leggera tipo Ducaville , per trasportare legname necessario alle esigenze belliche.

Vista la necessità, la Provincia di modena e i Comuni di Vignola e Marano, proposero la realizzazione del vecchio progetto del Ing. Tacchini, ma i militari non vollero correre il rischio di eventuali ritardi nell’esecuzione e impiantarono subito sulla strada esistente (con conseguente intralcio alla circolazione veicolare) la ferrovia leggera.

L’anno successivo (1919) la ferrovia leggera fù smantellata, ma ormai si era persa una buona occasione per la realizzazione della linea .

Il progetto venne comunque ripresentato nel 1920 ed i costi erano lievitati a 2.591.000 Lire, ma l’intenzione era quella di realizzare ugualmente l’opera.

Al cambio di amministrazione la nuova amministrazione fascista preferì dedicarsi alla modernizzazione degli impianti esistenti, al posto che pensare alla creazione di nuove linee.

Negli anni 30′ mentre era in studio il progetto di elettrificazione della linea Modena – Vignola, il progetto del tronco Vignola – Marano venne definitivamente abbandonato.

La Ferrovia Modena – Pavullo

Già al inizio del 900′ era sentita da più parti la necessità di collegare il Frignano con la pianura, per favorire quello sviluppo sia commerciale che turistico, che nella zona montgnosa si stava già evidenziando dagli ultimi decenni del 800′.

il 6 Giugno 1914 il governo concesse alla Provicnia di Modena in concessione alla SAE (Società Anonima Elettrovie Emiliane) l’autorizzazione a costruire e gestire una ferrovia elettica a scartamento ridotto (0,95 m) da Modena a Lama Mocogno.

La linea, secondo il progetto del Ing. Baccarani doveva avere la lunghezza complessiva di 60 Km, suddivisa in tre tronchi:

1° tronco  1ª tratta Modena – Formigine
  2ª tratta Formigine – Serramazzoni
2° tronco / Serramazzoni – Pavullo
3° tronco / Pavullo -Lama Mocogno

Nella prima tratta la ferrovia avrebbe potuto sfruttare la già esistente linea Modena – Sassuolo, poi da Formigine , avrebbe costeggiato in sede propria via Giardini.

i lavori ebbero inizio  inizio a guerra dichiarata e continuarono per tutto il tempo del primo conflitto mondiale

Nel primo dopo guerra, però a causa della forte lievitazione dei costi il Ministero dei Lavori Pubblici divise l’opera in due grandi gruppi:

Il primo gruppo comprendeva la sede stradale e i fabbricati

Il secondo gruppo comprendeva l’armamento ferroviario, gli impianti elettrici e il materiale rotabile.

Il progetto definitivo approvato nel 1923 limitava la lina a Pavullo.

Il 31 Dicembre 1925 venne completato il primo gruppo di opere.

Alla fine degli anni 20′ vennero studiati nuovi progetti che prevedevano l’ipotesi di varianti di tracciato , la “normalizzazione” dello scartamento, l’elettrificazione almeno fino a Maranello, il costo del opera in costante aumento avrebbe gravato sopratutto sulla Provincia di Modena.

Nel 1933 quando sembrava ormai prossima la stipula di una convenzione governativa, la pratica venne bloccata perché la Provincia non riusciva a garantire la pesante copertura finanziaria a suo carico.

Dopo alcune ispezioni e l’intervento decisivo del Ministero delle Finanze, la pratica si arrestò definitivamente e si decise di non completare l’opera.

La concessione venne ritirata nel 1938 dopo che erano già stati spesi 23 Milioni di Lire pari alla metà dell’importo complessivo previsto, ed erano già stati costruiti caselli, stazioni, e gallerie da Modena fino a Pavullo.